Riduzione PFAS nell’acqua: aggiornamenti su limiti normativi e tecnologie per ridurli

Negli ultimi anni, i PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono diventati sinonimo di una delle emergenze ambientali più rilevanti d’Europa. Presenti in moltissimi prodotti industriali e di consumo, questi composti chimici altamente persistenti contaminano suolo e falde, accumulandosi negli organismi viventi e rappresentando un rischio concreto per la salute pubblica.
La loro riduzione è oggi una priorità internazionale. In Italia e in Europa la normativa si sta evolvendo rapidamente, e parallelamente la tecnologia – in particolare l’osmosi inversa – si conferma la soluzione più efficace per l’abbattimento dei PFAS nelle acque potabili e di processo.

Cosa sono i PFAS e perché sono un problema

I PFAS (Per- and PolyFluoroAlkyl Substances) sono una famiglia di oltre 4.700 composti organofluorurati utilizzati per le loro proprietà idro- e oleorepellenti. Si trovano in tessuti tecnici, rivestimenti antiaderenti, schiume antincendio, packaging alimentare e numerosi processi industriali.

La loro stabilità chimica, che li rende utili dal punto di vista industriale, è anche la causa del problema ambientale: i PFAS non si degradano facilmente e rimangono nell’ambiente per decenni. Studi recenti hanno dimostrato correlazioni tra esposizione cronica e patologie endocrine, epatiche e immunitarie.

Una volta presenti nelle falde acquifere, i PFAS si diffondono velocemente, rendendo necessarie soluzioni di trattamento avanzate e costanti.

Aggiornamenti normativi: i nuovi limiti europei e italiani

Il quadro normativo sui PFAS è in costante aggiornamento.

  • La Direttiva UE 2020/2184 (recepita in Italia con il D.Lgs. 18/2023) ha introdotto per la prima volta limiti specifici nelle acque destinate al consumo umano:
  1. 0,10 µg/L per somma di 20 PFAS principali;
  2. 0,50 µg/L per somma totale di tutti i PFAS.
  • A livello nazionale, alcune Regioni – tra cui Veneto e Piemonte – avevano già anticipato limiti più restrittivi in seguito a episodi di contaminazione delle falde.
  • La proposta di regolamento REACH in discussione a livello europeo mira a limitare progressivamente la produzione e l’uso di questi composti in molte applicazioni industriali.

Le aziende che utilizzano o trattano acqua devono quindi adottare sistemi di filtrazione e trattamento capaci di garantire valori conformi alle nuove soglie, prevedendo controlli costanti e tracciabilità analitica.

Tecnologie per la riduzione dei PFAS: l’efficacia dell’osmosi inversa

Le tradizionali tecniche di depurazione (flocculazione, sedimentazione, filtrazione a sabbia o carbone) non sono sufficienti per trattenere le molecole perfluoroalchiliche, molto piccole e resistenti.
Le tecnologie oggi riconosciute come realmente efficaci sono:

1. Osmosi inversa (RO)

È la soluzione più performante nella rimozione dei PFAS.

L’acqua viene spinta attraverso membrane semipermeabili che trattengono fino al 99 % delle molecole contaminanti, compresi i PFOS, PFOA e i composti a catena corta.

Gli impianti a osmosi inversa garantiscono:

  • efficienza costante e controllo automatizzato dei parametri di pressione e portata;
  • flessibilità di applicazione in ambito civile e industriale;
  • bassi costi di gestione grazie ai nuovi sistemi a recupero energetico;
  • possibilità di integrazione con pre- e post-trattamenti (adsorbimento, disinfezione).

Termoacqua progetta impianti RO modulari e personalizzati, dimensionati in funzione della qualità dell’acqua in ingresso e del livello di purezza richiesto, assicurando performance certificate.

2. Adsorbimento su carboni attivi o resine anioniche

Tecnologia efficace per concentrazioni moderate di PFAS.

Può essere integrata come filtro di sicurezza a valle dell’osmosi inversa o in pre-trattamento per ridurre il carico sulle membrane.

I carboni granulari vanno sostituiti o rigenerati periodicamente per mantenere l’efficacia di adsorbimento.

3. Trattamenti combinati (RO + AOP)

In situazioni complesse, l’osmosi inversa viene abbinata a processi di ossidazione avanzata (AOP), che degradano i residui organici fluorurati, garantendo un abbattimento quasi totale dei PFAS a catena corta.

Applicazioni industriali e civili

L’osmosi inversa trova impiego in numerosi contesti:

  • industria alimentare, per garantire purezza e sicurezza delle acque di processo;
  • impianti farmaceutici e chimici, dove la qualità dell’acqua influisce direttamente sui prodotti;
  • reti civili e municipali, per la depurazione e potabilizzazione di acque contaminate;
  • aziende di trattamento reflui, che devono rientrare nei limiti di scarico.

Termoacqua ha sviluppato soluzioni dedicate per ogni scenario, con impianti RO a basso consumo energetico e gestione automatica, ideali anche per integrazioni in sistemi di riuso o recupero idrico.

Manutenzione, monitoraggio e gestione responsabile

Ridurre i PFAS non significa solo installare un impianto: serve una gestione consapevole e continua.

Termoacqua fornisce un servizio completo che include:

  • analisi periodiche delle acque trattate;
  • controllo del rendimento delle membrane e sostituzioni programmate;
  • tracciatura dei parametri operativi (pressione, conducibilità, portata);
  • consulenza normativa per audit e certificazioni ambientali.

Questa gestione integrata consente di mantenere stabilità operativa e conformità costante ai limiti di legge, riducendo costi e rischi di non conformità.

Un impegno ambientale e industriale

La riduzione dei PFAS non è solo un obbligo normativo, ma una responsabilità etica.

Ogni litro d’acqua decontaminato restituisce valore all’ambiente e tutela la salute delle persone.

Termoacqua considera questa sfida come parte del proprio DNA aziendale: unire tecnologia, sostenibilità e know-how italiano per garantire acqua pulita, sicura e conforme alle normative più stringenti.